TERAPIA BREVE DEI DISTURBI D'ANSIA (PANICO, FOBIE, OSSESSIONI) e del COMPORTAMENTO ALIMENTARE

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Dr. Armando De Vincentiis . Psicologo-psicoterapeuta
psicoterapia individuale, di coppia e famigliare

Terapia breve (strategica-sistemico relazionale-cognitivo-comportamentale)


AREE DI INTERVENTO:

-disturbo ossessivo compulsivo, DOC.

-disturbi d'ansia (PANICO, OSSESSIONI, FOBIE)

-depressione e disturbi dell'umore


-disturbi del comportamento alimentare (BULIMIA, ANORESSIA, BINGE EATING)

-counselling diete dimagranti e dipendenze da tabacco


-disturbi della sessualità
-problematiche relazionali, famigliari e di coppia


-disturbi dell'età evolutiva
-disturbi di personalità

-problem solving strategico

per i fuori sede si effettuano video-consulenze tramite SKYPE della durata di 50 minuti circa (tel. per info su modalità e costi)



(immagine) copertina libro "I segreti della mente non ansiosa" di Armando De Vincentiis.

Quarta di copertina
Esiste una convinzione radicata tra i soggetti ansiosi, i depressi, gli ossessivi e i panicanti, ovvero il fatto che le loro sensazioni non siano vissute da chi non soffre di tali disturbi. Si tratta di una credenza assolutamente falsa. Ciò che rende diverso l’ansioso dal non ansioso è proprio il fatto che quest'ultimo accetta le sensazioni provate senza impegnarsi in estenuanti lotte. La differenza è, quindi, tutta nelle soluzioni trovate. Superare tali differenze è un primo passo verso la guarigione.


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COME SI CRONICIZZANO I DISTURBI PSICOLOGICI
Conferenza di Armando De Vincentiis



ANATOMIA DEL DISTURBO OSSESSIVO

Per poter meglio rappresentare la dinamica di un pensiero ossessivo chiedo al lettore di effettuare il seguente esercizio.
Chi legge in questo momento dovrà tentare a non pensare ad un ELEFANTE.
Bene, il lettore, forse, si sarà reso conto di quanto sia difficile escludere dalla mente un “oggetto” nel momento in cui ci si impegna a non pensare a questo oggetto.

Il meccanismo ossessivo parte da questa base ma si complica in modo particolare nel momento in cui questo oggetto scaturisce dalla propria testa e, per giunta, è in netto contrasto con le proprie convinzioni ed il proprio sistema morale.
Ma come nasce un pensiero ossessivo?
Esso prende origine da una sorta di fantasia, quasi un’ipotesi su ciò che vorremmo o non vorremmo fare (se lasciassi la famiglia? Se cambiassi lavoro? Se modificassi il mio orientamento sessuale? Se tradissi il mio o la mia compagna? Se bestemmiassi in pubblico? E così via…) queste ipotesi, che potrebbero passare per la testa di chiunque, possono concludersi nel momento in cui si esprimono. Ma quando esse non sono consone con la nostra morale ci spaventano. Nel momento in cui ci spaventano si trasformano in veri tabù con la convinzione che questo pensiero potremmo metterlo davvero in pratica e ci sforziamo affinchè esso non si presenti più. La trappola è scattata!

Il pensiero ci fa paura e viviamo nel timore che possa ripresentarsi, ma è proprio questo timore che lo mantiene in vita dal momento in cui la paura verso qualcosa fa si che esso sia sempre presente e quindi l’oggetto principale della nostra attenzione.
Il pensiero tabù (ossessione) può fluire liberamente creando ansia e angoscia oppure, in molte occasioni, essendo troppo disturbante ci spinge a mettere in pratica altri pensieri di copertura il cui scopo è quello di proteggersi dall’idea tabù. Questi pensieri diventano dei veri e propri rituali mentali dal contenuto irrazionale, come compiere dai calcoli matematici, ripercorrere alcune vicissitudini della propria vita ecc., tuttavia anche questi rituali diventano automatici assumendo, essi stessi, una valenza ossessiva che ci perseguita e che è i grado di scattare per condizionamento, senza preavviso, in luoghi e occasioni in cui il pensiero tabù si è presentato la prima volta. Ancora una volta il tentativo di eliminarli dalla mente non fa altro che rinforzarli e renderli ancora più tangibili perché oggetto della nostra attenzione. Per concentrarsi a non pensare a qualcosa si è costretti a pensare proprio a questo qualcosa.
Il modo migliore per uscire da questa trappola è comprendere come un’ossessione funzioni affinchè si possa interrompere il circolo vizioso su descritto, mentre, la ricerca del perché, il più delle volte, non fa altro che incrementarlo alimentando dubbi e rimuginazioni sul pensiero tabù nel tentativo illusorio di comprenderne la sua natura rendendolo quindi più pregnante.


PRESENTAZIONE DE "I SEGRETI DELLA MENTE NON ANSIOSA" su ST 100 Sat



IL PANICO, ECCO COME FUNZIONA
Ho un leggero stato d’ansia che non riesco a definire e sento che il cuore mi batte, non posso fare a meno di pensarci e di concentrami su queste sensazioni.
Ecco, comincio a preoccuparmi e questa preoccupazione fa aumentare il mio vissuto di ansia, questo fa si che i battiti del cuore aumentino.
Ma che succede, cosa sta accadendo al mio cuore?
La preoccupazione aumenta e, inevitabilmente, si incrementa la sensazione di ansia che fa accellerare ancora i battiti del mio cuore. Comincio ad interpretare in modo davvero negativo questo stato, sarà un malessere improvviso? Forse un infarto!?
Ed ecco che la preoccupazione si trasforma in paura, il cuore comincia ad impazzire, il respiro si fa più forte e comincio a tremare. Si, mi sta succedendo qualcosa non c’è alcun dubbio!
Queste parole che dico a me stesso fanno ancora aumentare il battito del mio cuore, cerco di prendere fiato e di respirare in modo profondo ma comincia a girarmi la testa, sembra il segnale che ormai sto perdendo il controllo, forse qualcosa sta per colpirmi è grave sarà un infarto! no forse un ictus! sto per svenire d’avanti alla gente, non so se chiedere aiuto, mi vergogno ma devo farlo, le ginocchia non mi reggono, cedono, no! sono bloccate, forse sto impazzendo, continuo a respirare, più respiro e più mi gira la testa, ora sopraggiungono anche i dolori al petto e allo stomaco è finita sto morendo!

Ecco la corsa all’ospedale NON è nulla, mi dicono, solo un attacco d’ansia.
Torno a casa ma non sono convinto della diagnosi e se mi dovesse ricapitare?
Meglio “evitare”, la sensazione è troppo brutta. Non esco più se non in compagnia!
I mesi passano ma il ricordo della sensazione è indelebile, ci riprovo ma il solo pensiero comincia a farmi tremare, il tremore mi fa paura, forse, tutto sta ricominciando. Bene è finita, ecco la condanna, non ne uscirò più?
Questo è un esempio di trappola indotta dall’INTERPRETAZIONE CATASTROFICA che un soggetto fa del suo stato, un puro processo interpretativo che induce il corpo a reagire.
Ecco come avviene il processo su descritto in termini fisiologici:
Si interpreta un malessere lievissimo in modo negativo, questo induce una leggera attivazione (paura) a sua volta interpretata negativamente e ciò la induce ad aumentare.
Si scatenano i classici meccanismi di allerta (sudorazione delle mani, aumento della pressione e dell'adrenalina) si comincia a tremare. Il tutto viene ancora interpretato negativamente.
Nonostante la respirazione sia già aumentata, la si accentua volontariamente nel tentativo di controllare la paura e di alleviare il disagio, ma questo fa si che il cervello si iperossigeni con la conseguente sensazione di vertigine ed il classico giramento di testa. Questo, ancora una volta, viene interpretato negativamente e fa aumentare in modo esponenziale la paura che, a sua volta, amplifica l’intero processo! Ecco la trappola del panico!

Imparare a modificare tale interpretazione è il segreto per uscire velocemente da questa trappola, ma sapere come funziona è già un passo avanti!
 
sei in analisi e vuoi sapere se il lavoro che stai effettuando è adeguato al tuo problema?

Perizia sulla validità dei processi psicoanalitici. Libellula Edizioni, 2012. Di Armando De Vincentiis


Esattamente come in una perizia si mettono alla prova dei fatti le fondamenta teoriche di un percorso terapeutico: il metodo psicoanalitico, la sua capacità di risolvere i problemi e di affrontare determinate patologie. Davvero non è efficace per i disturbi d’ansia? Perché? E per quali disturbi può esserlo? Senza perdersi in disquisizioni filosofiche, questo lavoro cerca di rispondere nel modo più pragmatico possibile: funziona o non funziona?
 

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